Cartiera Vita-Mayer - L'abbandono senza faccia - Luoghi Fantasma

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Cartiera Vita-Mayer - L'abbandono senza faccia

Luoghi Fantasma > Italia > Lombardia
Provincia: Varese
Tipologia: Cartiera
Stato attuale: Ruderi
Età di edificazione: 1899
Data di abbandono: 1977
Motivo dell’abbandono: Vari
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Con restrizione

La Cartiera è ufficialmente nata nel 1899, ma la sua storia inizia molto tempo prima.
In zona erano presenti delle piccole officine già nel 1772 che, nel tempo, ampliandosi, han dato vita alla cartiera vera e propria, nel 1899.

Tra i vari ampliamenti ci furono anche passaggi di proprietà: nel 1881 era la cartiera Canziani & C.; Nel 1891 Enrico Vita la rilevò ribattezzandola Cartiera Enrico Vita & C..
Nel 1899 Enrico Vita morì e l'azienda passò ai figli cambiando anche nome che divenne "Fratelli Vita" che poi cambiò nel giro di pochi anni ancora, poiché Tilde Vita sposò Sally Mayer, un rampollo di una importante famiglia torinese, e l'azienda assunse il nome definitivo di Cartiera Vita & Mayer.

Un grande sviluppo si ebbe dal 1904 in poi quando, nei pressi, fu costruita la ferrovia e tutta una serie di strutture annesse; pochi anni dopo la cartiera dava lavoro ad oltre 400 persone e produceva la bellezza di 6000 tonnellate l’anno di carta e i macchinari presenti erano sempre più all’avanguardia.

Purtroppo la Cartiera, in seguito a violente inondazioni del fiume Olona (1908-1911-1917), subì parecchi danni ma non ne arrestò l’ascesa.
La prima guerra mondiale rafforzò quest’azienda che, non solo rinnovò i suoi macchinari, ma avviò anche la costruzione degli edifici che sarebbero divenuti la scuola professionale per la formazione dei dipendenti.
Nel 1937 entrò in funzione anche un impianto di produzione di cellulosa da 8000 tonnellate l’anno, ma fu l’ultimo capitolo, in quel momento, dell’impresa con la famiglia, perché l’anno successivo i proprietari, ebrei, furono costretti a scappar via e l’azienda andò in mano allo Stato Italiano.
L’azienda era nel momento di maggiore splendore, aveva quasi mille dipendenti a ridosso del 1940.

Al termine del secondo conflitto mondiale, nel 1945, i Mayer riebbero la cartiera e avviarono un processo di rinnovo titanico che si concluse nel 1949, furono rinnovati i macchinari, costruiti padiglioni e fu costruita una centrale elettrica. Nonostante l’alluvione del 1951, che provocò ingenti danni, nel 1952 fu acquistato un terreno limitrofo per la costruzione del nuovo stabilimento che portò la Cartiera, tra gli anni ’50 e ’60, al massimo splendore: al vecchio stabilimento lavoravano almeno 2400 operai mentre al nuovo ce n’erano almeno 750; la produzione di carta si attestava attorno alle 80.000 tonnellate annue e ogni giorno numerosi treni merci andavano in cartiera a caricare il materiale. La produzione si spostò anche su altri prodotti come la carta igienica e furono acquistate altre due sedi di ditte preesistenti in zona, ovvero la Cartiera Sterzi e il Sacchettificio Bisson & C. che divennero la Cartiera Aquila con ben 200 dipendenti.

Tutto questo sogno, però, tra gli anni ’60 e ’70 iniziò a sgretolarsi poiché la carenza di legname iniziò a far levitare i prezzi e i paesi dell’est erano molto più avvantaggiati sia per la materia prima sia per il costo del lavoro stesso.
Anche il governo tentò di salvare la Cartiera ma fu un fallimento bello e buono; per ottenere gli aiuti (solo 1/3 di quelli richiesti) dovette acquisire anche altre Cartiere e ciò contribuì all’aggravarsi della crisi. Non producendo più come prima ed essendoci problemi interni alle Ferrovie, nel 1976 chiuse la ferrovia che consentiva lo smistamento dei prodotti della Cartiera. In più, tra il 1975 e il 1976, due violente alluvioni diedero il colpo di grazia all’azienda che, così, chiuse.
Oggi la Cartiera Mayer la vedete come nelle foto…. Un rudere triste, un’area dismessa. Ogni piano di recupero non è stato portato avanti, rimane solo la memoria storica e una ricchezza che non c’è più.

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Articolo: Fabio Di Bitonto
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