Ville Sbertoli - Il sogno e l'incubo - Luoghi Fantasma

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Ville Sbertoli - Il sogno e l'incubo

Luoghi Fantasma > Italia > Toscana
Provincia: Pistoia
Tipologia: Manicomio
Stato attuale: Buono
Età di edificazione: 1868
Data di abbandono: anni '80
Motivo dell’abbandono: Legge Basaglia
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Non consentita
Quando si passeggia nella periferia di Pistoia, non sempre si scorge, sulle colline, questo imponente edificio abbandonato; buona parte di esso giace nascosto fra il verde delle piante e degli alberi e sono ormai in tanti ad essersi dimenticati di lui.
Le storie su Ville Sbertoli sono contraddittorie; sono in molti a ricordarlo come un luogo tranquillo e di pace, altri invece, lo ricordano come luogo di dolore e sofferenza.
Ville Sbertoli è il vecchio manicomio che serviva la provincia di Pistoia e, in quanto tale, spesso si è trattato di un luogo terribile, dove vecchie teorie oramai superate hanno apportato sofferenze terribili ai malcapitati; non si esclude, di certo, che ci siano state anche storie a lieto fine, è un luogo dove hanno soggiornato migliaia di persone e avere un’idea chiara di quanto possa essere accaduto è impresa assai ardua.
L’origine del luogo non è altrettanto chiara. La villa pare fosse di proprietà della famiglia Sbertoli che aveva avuto la sventura di avere un figlio con disturbi mentali; il padre del giovane dedicò l’intera sua esistenza a cercare di curare il figlio malato ma invano, così, la sua morte, decise di donare ogni suo avere, villa compresa, a chi potesse occuparsi di persone con il medesimo problema del figlio e de figlio stesso.
Un’altra versione vorrebbe che in origine vi fossero due antiche ville acquistate, a metà dell’800, dal Dottor Agostino Sbertoli, un medico operante nel manicomio di San Benedetto di Pesaro; le due ville, secondo il suo sogno, sarebbero dovute essere utili a realizzare il progetto di un luogo dove poter curare i malati.
In quegli anni, grazie a lui, furono edificati altri edifici per poter ospitare i degenti e la casa di cura ebbe anche un discreto successo, tale da avere una eco anche in Europa ospitando importanti personaggi.
In questo centro pare abbiano operato anche famosi e discussi medici come Cesare Lombroso, autore della superata e controversa teoria sull’antropologia criminale correlata alla fisiognomica.
Alla morte di Agostino Sbertoli, la gestione della villa passò al figlio Nino che la cedette poi ai privati nel 1920.
La provincia di Pistoia l’acquistò nel 1950 e, nel 1978, il manicomio ebbe il colpo di grazia a causa alla legge Basaglia e dovette chiudere i battenti.
Dal momento dell’acquisizione provinciale Ville Sbertoli iniziò la sua decadenza e fu lasciata a se stessa.
All’interno del luogo è ancora possibile scorgere quanto usato dai medici nel passato, così come le testimonianze dell’uso della struttura per l’insegnamento universitario.
La zona dei pazienti è nascosta più delle altre dalla folta vegetazione e i giardini, ormai incolti, sembrano una foresta insormontabile.
Gli edifici sono stati chiusi da sbarre e muri, si scorgono gazebo di metallo, fontane e altre testimonianze di un giardino curato e ben tenuto di una bellezza evidente.
Come ogni manicomio abbandonato, ogni muro sembra trasudare tristezza e dolore, con segni di sofferenza e richieste d’aiuto impresse nell’intonaco.
Sembrano esserci i fantasmi, ma non quelli dei ghostbusters, quelli di vite spezzate e rovinate dalla superbia o dalla voglia di far bene che sono impressi negli oggetti del luogo. È un tema assai controverso, ma rimangono solo le immagini a parlare, niente di più.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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