Manicomio di Volterra - Il luogo del non ritorno - Luoghi Fantasma

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Manicomio di Volterra - Il luogo del non ritorno

Luoghi Fantasma > Italia > Toscana
Provincia: Pisa
Tipologia: Manicomio
Stato attuale: Mediocre
Età di edificazione: 1887
Data di abbandono: 1978
Motivo dell’abbandono: Legge Basaglia
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Non consentita
I manicomi, si sa, già quando erano funzionanti incutevano terrore, figuriamoci adesso, quando sono fantasmi di loro stessi e contengono, ospitano e parlano di fantasmi.
È solo un palazzo direbbe qualcuno, ma se non si visita un luogo simile, non si può parlarne con tanta leggerezza.
Volterra, chi non la conosce, un luogo a dir poco incantevole e ricco di storia, cultura e spunti per il turismo; ma poco lontano dal suo centro storico c’è un luogo abitato dai mostri della crudeltà del passato, quando la medicina torturava i pazienti in nome di una guarigione improbabile.
Bisogna riconoscere che questi centri, come quello di Volterra, sono nati con tutte le buone intenzioni possibili, l’idea, di base, di un luogo che si dedicasse a determinate patologie e mirasse alla cura e al recupero, era splendida. Purtroppo, a volte, ci si perde per strada, come si suol dire, perché gli atti commessi qui dentro furono definiti, da alcuni, atroci e la legge Basaglia venne in aiuto decretando la chiusura di queste strutture nel 1978, nonostante proprio a Volterra, l’intenzione fosse quella di ospitare i degenti, anche 5000, per renderli produttivi, farli lavorare in campo artigiano o sociale, per poi immetterli nuovamente nella società.
Tant’è che, a differenza di altre strutture simili, qui non vi era alcuna recinzione e nessun muro a tagliare fuori i degenti dal mondo reale, anzi, qui la gente, da fuori, poteva venire a comperare il pane o altri prodotti agricoli e c’erano anche altre piccole attività commerciali dove i degenti stessi lavoravano.
Le inferriate alle finestre, le vasche col ghiaccio, le cure con l’elettricità vennero dopo, negli anni ’30, quando il direttore, che aveva questa visione lungimirante, morì.
Tutto ciò, in maniera serena, andò avanti sino agli anni ’30 del XX secolo, quando la struttura si trasformò in qualcosa a metà strada fra un lager ed un carcere; chi veniva ricoverato non aveva alcun diritto decisionale, tutto era fatto contro la volontà degli interessati e, oramai, era risaputo che chi entrava al Manicomio di Volterra, da vivo, non sarebbe mai uscito.
Iniziò, dunque, ad avere anche una fama sinistra questo luogo, maledizioni e dicerie aleggiavano sui tetti e fu una vera e propria liberazione la chiusura dello stesso; i degenti, una volta chiuso, furono trasferiti ed ebbero trattamenti senza dubbio più consoni ed umani,
Or dunque parliamo, in ogni caso, di racconti e dicerie che sono state raccolte da chi ha vissuto in maniera attiva questo luogo, da dentro e da fuori.
Di questo luogo da brividi oramai ci restano solo le mura decadenti, dal giorno del suo abbandono nulla più è stato fatto e nulla è più accaduto. I muri, forse, parlano.
Ci parlano delle storie di chi qui ha vissuto, mentre le carrozzelle, fuori, invitano ad esplorare; interi muri pieni di indecifrabili segni forse erano l’unico modo, per qualcuno, di comunicare; altre scritte inquietanti e significative sono sparse un po’ ovunque, così come le lettere di corrispondenza fra degenti e familiari, magari mai recapitate, poiché la posta, negli ultimi anni, era soggetta a severo controllo del personale interno.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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