Castello di Chela - Kehlburg - Luoghi Fantasma

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Castello di Chela - Kehlburg

Luoghi Fantasma > Italia > Trentino Alto Adige
Provincia: Bolzano
Tipologia: Castello
Stato attuale: Non buono
Età di edificazione: 995
Data di abbandono: 1944
Motivo dell’abbandono: Incendio
Accesso: Su sentiero
Modalità di visita: Con restrizioni
Il Castello di Chela (detto anche Kehlburg), è un castello che si trova in Trentino Alto Adige, nei pressi dell’abitato di Gais. È ubicato in posizione ottimale per dominare la Valle di Tures e la cittadina di Brunico.
La realizzazione dell’opera fu iniziata dal vescovo di Bressanone Sant’Albuino nel 995 che acquistò lo sperone di roccia da un nobile allo scopo di fortificarlo.
Il vescovo non vide l’opera terminata, ma fu portata avanti dai suoi successori e terminata nei primi decenni del XI secolo.
Il castello è rimasto a lungo di proprietà della chiesa nonostante fosse dato in affido il più delle volte; nessuno riuscì a strapparlo dal possesso ecclesiastico ma, purtroppo, la mancanza di un vissuto diretto dei proprietari rese il castello fragile e iniziò a cadere in rovina, al punto che nel 1545 il castello fu affidato direttamente al vescovo Hans von Rost che ne diresse i lavori di restauro con grande successo.
Dal XVII secolo in poi la struttura ha subito parecchi trasferimenti di proprietà e fallimenti sino al 1907, quando divenne propeità di un console tedesco che però, al termine del primo conflitto mondiale, fu costretto a cedere la proprietà allo stato italiano in seguito all’annessione del Trentino all’Italia.
Successivamente il castello divenne proprietà della famiglia Vascellari, almeno sino al 1997; la struttura è stata rivenduta ed attualmente è privata, così come il bosco circostante.
L’abbandono reale però avvenne nel lontano 1944 a causa di un incendio dalle cause tuttora incerte che divampò la notte del 30 aprile; il castello fu gravemente danneggiato e mai restaurato. Le poche cose che si salvarono all’interno furono lentamente portate via dai ladri e la struttura, oggi, risulta spogliata dei suoi beni e della sua dignità.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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