Villa Epecuén - L'Atlantide del XX secolo - Paesi Fantasma

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Villa Epecuén - L'Atlantide del XX secolo

Paesi Fantasma > Mondo > Argentina
Luogo: Carhuè (Buenos Aires)
Tipologia: Luogo di villeggiatura
Stato attuale: Strutture parzialmente conservate
Età di edificazione: Inizio XX sec
Data di abbandono: 10/11/1985
Motivo dell’abbandono: Alluvione
Accesso: Su strada in parte sterrata
Modalità di visita: Libera

Villa Epecuén può essere definita la "Atlantide" dei giorni nostri.

Questa era una cittadina di villeggiatura sorta agli inizio del novecento sulla riva del lago salato Epecuén, il secondo più grande al mondo dopo il Mar Morto.

Ha avuto i suoi anni d’oro dagli anni ’50 agli  anni ’70, quando era uno dei luoghi di villeggiatura più importanti e conosciuti di tutta l’Argentina.

Si trova a circa 600 km dalla capitale ed era molto frequentata proprio dalla popolazione di Buenos Aires.

Ai suoi tempi d'oro erano molto famose le terme e le acque curative e calde che ancora oggi attirano molti turisti nella vicina Carhué, infatti, le acque del lago sono dieci volte più salate di quelle del mare e si diceva fossero in grado di curare depressione, reumatismi, malattie della pelle, anemia e addirittura diabete, non a caso era vista come fonte di eterna giovinezza.
Negli anni ’80 Villa Epecuén contava circa 5000 abitanti e proprio in questo periodo, più precisamente il 10 novembre del 1985, in seguito ad un periodo molto piovoso, il lago Epecuén ruppe i suoi argini naturali invadendo la zona abitata.
In pochissimo tempo il paese fu invaso dall’acqua salata e la gente salì sui tetti aspettando i soccorsi.

In molti si aspettavano che le acque si ritirassero e che si potesse riprendere la vita normale ma così non fu.

La cittadina fu del tutto evacuata in circa due giorni.
Villa Epecuén era sommersa da ben 10 metri d’acqua finché, dal 1993, il lago ha cominciato a prosciugarsi ed è riapparsa nel 2010.

Centinaia di edifici e di alberi sono riemersi dalle acque salmastre letteralmente bruciati dall’acqua salata, le auto e i manufatti in metallo totalmente arrugginiti e pare che tutto sia rimasto immobile come se l’acqua avesse creato una fotografia di quell’istante.
Le rovine sono composte dalle costruzioni semidistrutte e contemporaneamente, invece, possono essere ammirati tutti gli alberi integri, perfettamente in fila sulle vecchie strade, che sono stati bruciati dall’acqua salmastra ed assieme, tra le rovine, tantissime testimonianze di vita come bottiglie e lattine, letti, segnaposto e stoviglie.

Uno degli edifici meglio conservati è il mattatoio, di cui ci sono numerose foto in galleria.

A Villa Epecuén c’è ancora un abitante, l’ottantunenne Pablo Novak che è tornato non appena è stato possibile farlo grazie al ritiro delle acque; egli racconta che durante l’inondazione la popolazione si spostò a Carhué senza far ritorno.

Pablo vive in una baracca in quella che una volta era la periferia del paese che ha a stento l’elettricità, ma lui è felice così, perché è potuto tornare in quella che è la sua città natale.
Villa Epecuén è oramai stata dimenticata quasi da tutti, spesso è utilizzata per fare delle riprese o per compiere atti vandalici.

L’eredità di Villa Epecuén l’ha presa Carhué, la cittadina che ha ospitato gli sfollati durante l’inondazione, infatti, è una località di villeggiatura molto gettonata soprattutto nei periodi freddi, quando l’acqua del lago è mantenuta a temperature superiori ai 30°C e si può trovare conforto dalle basse temperature.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto:
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