Saguccio - Una delle prime conquiste di Garibaldi - Paesi Fantasma

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Saguccio - Una delle prime conquiste di Garibaldi

Paesi Fantasma > Italia > Calabria
Provincia: Reggio Calabria
Tipologia: Residenza estiva per la transumanza
Stato attuale: Discreto
Periodo edificazione: XI secolo
Periodo abbandono: Anni ’50 (Alcune abitazioni sono ancora residenze estive)
Motivo abbandono: Isolamento e spopolamento
Accesso: Su sentiero
Modalità di visita: Con restrizioni
Ai margini del parco nazionale dell’Aspromonte, c’è un piccolo borgo abbandonato che si chiama Saguccio.
La storia di Saguccio non è particolarmente pregna di eventi, ma può vantare d’essere uno dei primi luoghi raggiunti da Garibaldi sul continente durante l’invasione savoiarda del Regno delle Due Sicilie.
Quello che lo circonda è un territorio ricco di vegetazione, dove sono coltivati ulivi e alberi da frutto circondati da castagneti e querceti; c’è anche un torrente che rende tutto il paesaggio tipicamente montano e suggestivo e che ha consentito, tra i XIX e il XX secolo, l’autosufficienza del paese quando fu abitato tutto l’anno.
In origine, il borgo, è nato come alloggio per i pastori durante la transumanza estiva, dopodiché è stato permanentemente abitato, sino a quando la popolazione, stanca dell’isolamento cui era costretta a causa della posizione, decise di emigrare.

Sono poche le persone che hanno continuato a fare visita a questo borgo e, soprattutto in estate, tornano al paese per godersi un po’ di pace e tranquillità in un luogo incontaminato.
Il borgo si può raggiungere anche in auto, ma su strade sterrate prive di qualsiasi manutenzione, pertanto è preferibile muoversi in fuoristrada o a piedi.
La nascita di Saguccio è legata, come la maggior parte dei paesi di origine grecanica presenti in queste zone, all’insediamento intorno all’anno 1000, in loco, dei monaci basiliani che, costruendo chiese e monasteri, diedero l’input per un’ulteriore aggregazione sociale attorno a questi complessi.
Alla fine del XIX secolo il borgo divenne abitato permanentemente e sfruttò tutto quello che il territorio seppe offrire: un clima mite e tanta acqua che fecero dell’allevamento e dell’agricoltura le punte di diamante del luogo.

Accanto a queste attività fu sviluppato un opificio che produceva un’ottima lana infeltrita; lo stesso opificio, negli anni ’20, fu trasformato in mulino poiché, in quegli anni, fu emanata la tassa sul macinato che, però, non fu mai riscossa dal governo a causa della natura impervia del luogo.
La fine di Saguccio è legata alla natura eccessivamente isolata del luogo ed anche allo spopolamento post bellico che ha caratterizzato l’Italia del sud negli anni ’50.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto:
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