Roscigno - Il paese che frana da 400 anni - Paesi Fantasma

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Roscigno - Il paese che frana da 400 anni

Paesi Fantasma > Italia > Campania
Provincia: Salerno
Tipologia: Borgo rurale
Stato attuale: Vario
Periodo edificazione: X secolo
Periodo abbandono: anni ‘60
Motivo abbandono: Frana
Accesso: Su strada sterrata
Modalità di visita: Libera e con restrizioni
È senza dubbio una meraviglia continua il sud Italia, con i suoi grandi borghi abbandonati, fermi e cristallizzati nel tempo, frutto di una fragilità del territorio e anche emotiva che li ha resi fantasma.
Roscigno è sicuramente uno dei paesi abbandonati più famosi d’Italia chiamata, così come Apice, la “Pompei del ‘900”, con la sua immagine di Piazza Nicotera priva di asfalto e dalla geometria unica.
La sua storia è lunga e travagliata, le prime notizie risalgono all’anno mille, ma è il borgo si è spostato ripetutamente per i movimenti franosi frutto della fragilità del territorio prima menzionata.

Taluni ipotizzano che l’abitato nuovo di Roscigno, posto a poco meno di 1 km più a Est, possa essere la quarta o quinta ricostruzione nel corso della millenaria storia del borgo.
Questa splendida perla è inserita all’interno del parco nazionale del Cilento e vanta anche alcune contraddizioni; è possibile scorgere cartelli di divieto di accesso alle stradine del borgo e agli edifici ma allo stesso tempo esistono indicazioni verso i sentieri che partono dal borgo stesso per alcuni percorsi naturalistici; un’altra contraddizione è Giuseppe Spagnuolo di cui si dice sia l’ultimo abitante di Roscigno ma che in realtà ultimo non è.
Giungere a Roscigno sarebbe facile se le strade di accesso non fossero continuamente flagellate da smottamenti del terreno che le rendono inagibili, la strada di accesso praticabile adesso è quella che passa per Bellosguardo.
Il borgo nacque come iniziale insediamento rurale, dedito in particolar modo all’agricoltura, posto su una collina affinché potesse anche difendersi da eventuali nemici provenienti dal mare; la sua storia è ricca, come tanti borghi del sud, di molteplici sfruttamenti per opera dei signori locali e vittima, soprattutto negli ultimi anni di vita, di forti emigrazioni verso l’estero.
Tra le varie frane che si ipotizza abbiano colpito il paese, ce ne sono state almeno tre documentate che hanno obbligato il paese ad una delocalizzazione: una nel XVI secolo, un’altra nel 1770 circa e l’ultima nel XX secolo, che ha costretto la migrazione dell’abitato poco più a nord.
L’ultima delocalizzazione ha avuto luogo all’inizio del ‘900, quando due ordinanze del Genio Civile (1902 e 1908) obbligarono gli abitanti a trasferirsi nelle abitazioni che sarebbero state erette poco distante a causa di una frana che stava interessando l’abitato dell’attuale Roscigno Vecchia.
Gli abitanti di Roscigno non volevano saperne di abbandonare le loro case, anche perché i movimenti franosi non erano particolarmente evidenti e non ne comprendevano appieno il motivo; fu così che la migrazione divenne lenta, a causa di molte persone che continuarono a vivere nel vecchio borgo e di chi ancora deteneva edifici ad uso di stalla e deposito.
L’abbandono vero e proprio c’è stato tra gli anni ’50 e ’60, quando la frana avanzando iniziò a portar via con sé le case e a rendere inagibili la maggior parte degli edifici.
Ha resistito solo Dorina, ultima abitante, al secolo Teodora Lorenzi, morta nell’ottobre del 2000.

Dorina era una ex suora che decise di smettere l’abito per poter pregare meglio Dio nella natura incontaminata del Cilento; negli anni ‘70, assieme a Grazia e Luigi, i tre erano gli ultimi tre abitanti del paese, poi il tempo ha portato via anche loro e si è insediato fra quelle case Giuseppe Spagnuolo, uomo solitario che cerca di essere una attrattiva per i turisti e che cura anche il museo fondato in una delle case ristrutturate del paese.
La visita al borgo avviene attraversando l’ingresso, fra case dirute e puntellate, e ci si introduce direttamente nella piazza, dove si possono ammirare la fontana, il lavatoio e su un piano sopraelevato vi è la vecchia chiesa. Molte di queste case sono state ristrutturate con i fondi della Comunità Europea e, a mio avviso, non sono state rispettate le regole di costruzione antiche facendo perdere al borgo gran parte del suo fascino.

Fra le stradine si trovano gli antichi ruderi e molte strade si perdono nei rovi di more e sono inaccessibili.
L’atmosfera è serena e calma, molte persone del luogo giungono qui a cercare pace e serenità, a fare jogging o a trovare i propri avi sepolti nel cimitero adiacente.
Per Roscigno sono stati ipotizzati molti “futuri”, da centri di accoglienza turistica ad outlet, ma francamente non si può pensare di costruire in un luogo che ha un futuro scritto di distruzione; attualmente si svolgono manifestazioni musicali e teatrali durante l’estate e, talvolta, il luogo viene scelto come set di film, ma difficilmente, a mio avviso, potrà esistere un progetto valido di riabilitazione permanente del luogo, poiché le cause della frana sono evidenti agli occhi di chi esplora il borgo e non possono essere risolte.
Roscigno ha fascino in quanto abbandonata e fuori dal mondo moderno.

I film girati qui sono:

Cavalli si nasce – Sergio Staino
Noi credevamo – Mario Martone
Radio West – Alessandro Valori
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto: Rodrigo Torres Vicent, Fabio Di Bitonto
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