Pianosa - L'isola degli esiliati - Paesi Fantasma

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Pianosa - L'isola degli esiliati

Paesi Fantasma > Italia > Toscana
Provincia: Livorno
Tipologia: Isola
Stato attuale: Discreto
Periodo colonizzazione: Paleolitico
Periodo abbandono: Agosto 1998
Motivo abbandono: Vari
Accesso: Su imbarcazione
Modalità di visita: Sotto controllo delle autorità
L’isola di Pianosa è una delle isole appartenenti all’arcipelago Toscano in provincia di Livorno.
Pianosa ha una storia veramente molto antica, infatti, era abitata sin dagli albori dell’uomo stesso.

Nella sua storia è stata a lungo contesa fra i vari regni Italici ed è ricchissima di storia sia antica che recente.
L’Isola è menzionata in moltissimi scritti antichi con il nome di Planasia o Planaria ed è ricca anche di siti archeologici; il nome si deve al fatto che fosse un’isola insolitamente pianeggiante.
L’uomo la popola sin dal Paleolitico Superiore (36000-10000 anni fa) e questo è possibile saperlo attraverso la lunga serie di reperti archeologici rinvenuti nell’isola; gli stessi reperti indicano, nel tempo, commerci con la vicina Isola d’Elba e la Sardegna grazie alla presenza di lance di ossidiana e selce.
Alcune grotte hanno restituito moltissimi corredi funebri e sull’isola sono presenti ossari, catacombe e tanti altri manufatti funebri; di recente scoperta addirittura una presenza etrusca che si pensava non fosse giunta sull’Isola di Pianosa.
In epoca romana Pianosa era la base di una flotta prima, poi di una proprietà privata e, infine, divenne, sotto Ottaviano, un luogo di esilio.

Pianosa era inserita anche fra le rotte commerciali più importanti del mediterraneo come testimoniano i numerosi relitti e ritrovamenti sottomarini composti, nei due siti principali, di anfore spagnole e africane.
Il medioevo fu un momento particolare, poiché l’isola faceva gola sia a Pisa sia a Genova, ma fu Piombino, nel 1399, ad esser vincitrice delle battaglie aggiudicandosela; ma sotto il protettorato di Piombino, Pianosa iniziò, a più riprese, ad essere popolata ed abbandonata.
Una volta dimenticata da Piombino, l’isola fu colonizzata da alcuni Elbani che la utilizzavano come rifugio di pesca e come piccolo fortino militare.
Nel 1858, facendo parte del Granducato di Toscana, sull’isola viene istituita la Colonia Penale Agricola della Pianosa, dove erano destinati alcuni condannati per occuparsi dei campi.
Nonostante l’unità d’Italia, il carcere rimase e nel 1932 fra i detenuti, per motivi politici vi era addirittura il futuro presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Il carcere ha ospitato personaggi dello spessore di Renato Curcio e criminali famosi come Francis Turatello e Pasquale Barra.

Inoltre tristemente famose erano le numerosissime aggressioni subite dagli agenti carcerari da parte dei carcerati.
Sull’isola era presente anche un laboratorio batteriologico, sito nei pressi della struttura del “Marchese”, non tutta la struttura era fruibile ma i locali agibili furono destinati a questo insolito uso. Il
laboratorio serviva a tenere in stallo gli animali ai quali era stato iniettato un virus e a studiarne gli effetti; alla loro morte gli animali erano carbonizzati nel vicino forno crematorio per distruggere anche il virus precedentemente inoculato.
Gli anni ’30 furono anni importanti per l’isola: nel 1932 ci fu la massima espansione demografica dell’isola, si contavano circa sessanta famiglie; inoltre, nel 1938, fu installato il primo motore diesel per la produzione elettrica che è stato funzionante sino negli anni ’90, quando poi l’isola fu collegata con un cavo sottomarino all’Elba, già da tempo rifornita dal continente.
Chissà cosa avrebbero pensato i pianosini se non avessero avuto l’elettricità e quindi le radio, il 17 settembre del 1943, quando sull’isola arrivarono i paracadutisti tedeschi che la occuparono per nove mesi con un drappello di trenta uomini.

Il 19 marzo del 1944 sbarcarono le truppe franco-coloniali sull’isola e, dopo un breve scontro, morirono un ufficiale tedesco ed un agente di custodia del carcere per errore a causa della similarità delle due divise.
Il 17 aprile del ’44 un bombardiere alleato bombardò l’isola nella zona del carcere e morirono sei italiani, tra cui il medico del carcere, il comandante degli agenti di custodia, un impiegato e tre galeotti.

Poi il 16 giugno dello stesso anno iniziò l’operazione d’invasione dell’Elba da parte dei Francesi (Operazione Brassard).
Furono molte le vicissitudini prima che i tedeschi abbandonassero l’isola.
Il termine del secondo conflitto mondiale segnò il ritorno alla normalità come luogo di reclusione per Pianosa, infatti, nel carcere dell’isola erano reclusi molti esponenti del fascismo.
Nel frattempo il carcere cercava di non pesare sugli isolani per soddisfare le necessità dei carcerati, ma durante la guerra tutti i traghetti di collegamento con la terraferma andarono distrutti. Passarono molti anni prima di tornare alla normalità con la costituzione della società To.Re.Mar. (allora Società di Navigazione Toscana).
Negli anni ’60 le abitazioni furono dotate anche di acqua corrente e all’epoca, sull’isola, erano presenti anche distaccamenti della Guardia di Finanza e una stazione dei Carabinieri.
La vita all’epoca, sull’isola, scorreva davvero tranquilla, tranne che per i tentativi di sommossa dei detenuti che mettevano il carcere a ferro e fuoco; ma negli anni 70 qualcosa cambiò, così come ci furono grossi cambiamenti nella nazione.

A quel tempo, in estate, giungevano molti calciatori di serie A a trascorrere le vacanze e spesso si dilettavano in piccoli tornei locali con le guardie carcerarie e con i reclusi; ma allo stesso tempo, assieme a questo benessere, giunsero anche alcuni avvenimenti tragici, infatti, in quegli stessi anni, furono famosi il traffico di “donnine” e l’omicidio del direttore del carcere di allora, Massimo Masone, ad opera di un detenuto.
Negli anni ’70 il carcere divenne di massima sicurezza e furono costruiti il nuovo porticciolo e la cinta muraria. Negli stessi anni, a Pianosa, fu creato anche il Parco Naturale e la riserva marina protetta e una piccola pista di atterraggio per piccoli aerei.
Pochi anni dopo, negli anni ’80, si inizia a ponderare la chiusura del carcere, cosa che andò molto per le lunghe, addirittura sino agli omicidi Falcone e Borsellino negli anni ‘90, per cui fu sospesa tale possibilità.

In questo periodo, dove furono incarcerate molte personalità di spicco mafiose, l’isola diviene una vera fortezza, con un numero enorme di agenti di pubblica sicurezza schierati sul territorio, addirittura viene chiuso anche lo spazio aereo sull’isola.

Tutto ciò sino al 1997, quando il carcere fu svuotato dei reclusi mafiosi e si tornò a parlare di chiusura.
Il 1998 segna la chiusura definitiva del carcere e con esso anche la partenza della maggior parte delle forze dell’ordine assegnate a tale vigilanza e, nell’agosto dello stesso anno, fu chiuso.
Anche i pianosini abbandonano l’isola lentamente tra gli anni ’80 e ’90 e tutte le attività terminano nel 2011 e così non vige più il divieto assoluto di attracco all’isola. Ciò aveva, negli anni, anche
respinto il turismo.
L’isola attualmente conta 0 abitanti, ma d’estate si ripopola di persone che vogliono godersi lo splendido mare che offre questo luogo, ma sempre sotto un rigido controllo da parte delle autorità, infatti non possono raggiungere l’isola più di 250 persone al giorno e devono lasciare l’isola entro le 17.
Sull’isola vi sono molti luoghi da visitare, oltre al vecchio borgo disabitato, ci sono il menzionato carcere e il castello del Marchese, c’è il cimitero dei Cronici, il macello, luoghi detti il pollaio, il frigorifero, il caseificio, il porcile e la villa dell’Agronomo e un’altra villa detta Trepalle.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto:
www.panoramio.com

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