Kayakoy - Non fu la fede ma la politica a dividere - Paesi Fantasma

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Kayakoy - Non fu la fede ma la politica a dividere

Paesi Fantasma > Mondo > Turchia
Provincia: Muğla Province (TR)
Tipologia: Borgo rurale
Stato attuale: Ruderi
Periodo edificazione: X secolo
Periodo abbandono: anni ‘20
Motivo abbandono: Deportazione
Accesso: Su sentiero
Modalità di visita: Libera
Posto sulle montagne di Fethiye, nella Mugla, in Turchia, questo paese abbandonato ha una storia molto triste e particolare.
Era un villaggio di contadini, in un contesto molto fertile, era una cittadina florida e senza problemi di sorta ma col tempo è diventato il simbolo dell’ingordigia umana, dell’avidità e del fallimento della guerra stessa.
Se visitassimo Kayakoy oggi, troveremmo un silenzio assordante ad accoglierci rotto solamente dal canto delle cicale e del dolce vento mediterraneo che s’incunea fra le case e i fili d’erba; le rocce accolgono i pochi piedi che oramai vi camminano a guisa di strada, non ce n’è più di strade comode d’asfalto.
Le bouganville accolgono tutti, il luogo ne è pieno, dalle case diroccate escono i suoi fusti colorati; quando ci si sofferma ad osservare, quasi si potrebbero vedere i matrimoni celebrati al caldo sole mediterraneo, i bambini che giocano rincorrendosi per le strade e gli artigiani che si affaticano sui loro manufatti; ovunque anziani con le pipe che giocano e bevono caffè.
Alcuni hanno ben pensato di abbattere questo luogo ricco di storia e sofferenza per un qualche tipo di business, altri combattono invece perché rimanga un luogo simbolo per una guerra finita tanti e tanti anni fa.
Talvolta, alcune guide turistiche, conducono sin qui alcuni forestieri che vogliono visitarla, ma la storia raccontata non è quella reale, è ricca di imperfezioni e molti credono che la vera storia di Kayakoy non la sapremo mai, perché molti hanno voluto rimanesse segreta e il tempo l’ha lentamente sgretolata e modificata condannando chi ha sete di conoscenza a rimanere nel limbo fra leggenda e realtà.
La storia di Kayakoy è antica poiché nello stesso luogo, secoli fa, fu fondato l’antico insediamento di Karmylassos, di cui non si conoscono, però, le origini certe che non vanno oltre XI secolo.
La Kayakoy che oggi ammiriamo mise radici nel XVIII secolo, sulla già esistente e antica Karmylassos, costruita da coloro che già popolavano quel sito, i Greci ortodossi cristiani. La loro presenza in questa valle, per secoli, ha fatto si che assimilassero la cultura delle popolazioni turche musulmane con cui confinavano e cedessero la loro cultura a loro volta; la valle quindi divenne un miscuglio di usanze e tradizioni.
Nel tempo la popolazione crebbe e, durante il regno del sultano
Abdülmecid (1850 ca.), la cittadina inglobò anche i quartieri periferici musulmani; prima di quel momento, erano soltanto quindici le famiglie che abitavano la città di origine musulmana.
La cosa fu favorita anche dal fatto che, essendo Kayakoy il più grande centro abitato della valle, avesse anche servizi essenziali quali il medico e che quindi, in caso di necessità, era quella la cittadina cui fare riferimento.
A quel tempo le due fedi differenti vivevano in armonia e in amore, senza scontri di sorta e senza problemi di alcun tipo; si definiva come una comunità pluralista fondata sulla filosofia del reciproco aiuto.
L’armonia terminò quando piombò sul mondo il suo primo conflitto globale e l’Anatolia non fu risparmiata, anzi; decaduto l’impero Ottomano gli alleati si divisero le terre e ciò scatenò una guerra di indipendenza che mise contro popolazioni che avevano vissuto assieme per secoli.
Questa guerra intestina ebbe un vincitore: la Turchia. Il trattato di pace del 1923 a Losanna sancì un accordo fra la Turchia e altri undici paesi, compresa la Grecia.
Con la Grecia ci fu un accordo particolare, poiché si decise di “restituirsi” le popolazioni.
Il trattato decise che i cristiani ortodossi residenti in Anatolia e i musulmani residenti in Grecia fossero deportati e impiantati un’altra volta nei luoghi di origine.
Il fenomeno aveva dei numeri terribili, già un milione di Greci era fuggito dalla Turchia in un anno soltanto e un numero pari sarebbe stato deportato. Il fenomeno per i musulmani assunse un numero più limitato, circa 500.000, ma questo perché il trattato non toccò la Tracia occidentale e limitato fu anche il fenomeno greco perché non furono coinvolte le isole di
Gökçeada e Bozcaada.
Molte persone tentarono di rimanere, ma la maggior parte furono costrette a lasciare la propria terra natia che quel trattato non riconosceva come tale.
Kayakoy fu offerta ai musulmani di ritorno da Salonicco, ma loro rifiutarono, poiché preferirono continuare a vivere sul mare, come avevano sempre fatto, così si stanziarono sulla costa.
Kayakoy in questo modo rimase sospesa in un limbo che l’avrebbe portata verso l’oblio e l’abbandono.
Le proposte di recupero oggi sono molteplici, ma nessuna, allo stato attuale, sembra più probabile: un villaggio internazionale di amicizia e pace, un villaggio turistico, un museo, ma nessuno di questi ha preso realmente corpo.
Kayakoy attende il suo destino.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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