Faleria Nuova - I mille anni di abbandono - Paesi Fantasma

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Faleria Nuova - I mille anni di abbandono

Paesi Fantasma > Italia > Lazio
Provincia: Viterbo
Tipologia: Borgo rurale
Stato attuale: Vario
Età di edificazione: III secolo a.C.
Data di abbandono: X secolo - XX secolo
Motivo dell’abbandono: Saccheggi e distruzioni
Accesso: Su sentiero
Modalità di visita: Con restrizioni
Faleria Nuova, o per meglio dire, Falerii Novii, è un antichissimo agglomerato rubano sorto nel III secolo a.C. per merito degli Etruschi.
Possiamo definirlo abbandonato, però ci sono ancora alcune strutture che sono abitate e, le rovine, hanno un’età compresa fra i 50 e i 1000 anni; è una cosa abbastanza singolare, poiché il primo effettivo abbandono, avvenne nel X secolo, quando il luogo fu vittima di ripetute scorrerie Normanne che lasciarono gli abitanti senza nulla di cui vivere.
In seguito il luogo fu riabitato, ma mai in maniera massiccia, sempre da poche persone che, nel tempo hanno ricostruito alcuni edifici.
Nel tempo gli stessi edifici sono stati abbandonati ed altri costruiti sino ad arrivare ai giorni nostri, dove si è stratificata una serie storica di costruzioni sparsa per questo antico borgo rurale.
Di storico rimane poco, l’unico edificio rimasto in piedi è la chiesa di Santa Maria e l’abbazia, poi l’abbandono ha ricoperto tutto.
In città si entra da un’antica e piccola porta, detta di Giove, che dovrebbe avere l’origine etrusca, o quantomeno lo stile.
La città originaria dista pochissimi chilometri, ma fu rasa al suolo dai romani nel 241 a.C., era l’attuale Civita Castellana, luogo in cui tornarono gli abitanti una volta abbandonato anche questo luogo.
La chiesa fu abbandonata completamente nel 1798 e l’abbazia nel XIV secolo, anche se adesso è una fattoria.
Una caratteristica interessante della cittadina sono le mura che la proteggevano, ancora visibili, lunghe oltre due chilometri; vi erano decine di torri e sette porte di ingresso.
Faleria Nuova è uno strano esempio di archeologia antica e moderna, un abbandono dopo l’altro l’ha segnata e resa unica.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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