Conza della Campania - L'epicentro del terremoto del 1980 - Paesi Fantasma

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Conza della Campania - L'epicentro del terremoto del 1980

Paesi Fantasma > Italia > Campania
Provincia: Avellino
Tipologia: Borgo arroccato
Stato attuale: Da ruderi a strutture conservate
Età di edificazione: III sec
Data di abbandono: 1980
Motivo dell’abbandono: Terremoto
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Visita guidata
E’ un giorno molto caldo quello che porta me e un buon numero di amici a Conza della Campania. Venerdì, 19 di agosto, la colonnina di mercurio segna 36°C, per fortuna è un clima molto secco. Arriviamo a Conza verso le 10 del mattino, possiamo guardare la splendida cornice in cui si trova il paese vecchio, ovvero su un’altura che si eleva proprio sul lago artificiale sito di fianco. La zona è molto bella, il lago ospita un’oasi WWF, intorno a noi oltre al paese nuovo di Conza e ai container vediamo sparute case e tanto verde. La cornice è rovinata permanentemente da impianti eolici e purtroppo, quel giorno, anche da un brutto incendio. Il paese fu distrutto nel 1980 dal famoso terremoto che stroncò tante vite in Irpinia e Conza era tra i paesi più vicini all’epicentro.
Il terremoto distrusse gran parte del paese e, di seguito, furono disposti gli abbattimenti degli edifici più devastati; da questi abbattimenti emersero dei tesori archeologici inaspettati. Da qui, infatti, si ricostruì la storia antica di Conza o detta anche Compsa. Infatti quella collina a 608m di altitudine sorge proprio di fianco al fiume Ofanto, un luogo ideale per insediarsi secondo gli antichi; si sono alternati vari popoli, i primi furono i Sanniti conquistati poi dai Romani. Durante le invasioni barbariche Conza fu sottoposta al dominio degli Eruli prima e degli Ostrogoti poi, si alternarono i domini Greci prima, dei Longobardi dopo, ma c’è da dire che Conza ad ogni conquista, forte della sua posizione, diveniva sempre più importante e grande. Fino al 1800 fu in mano ai Feudi dei discendenti germanici finchè furono aboliti e Conza visse il brigantaggio tipico del sud sino all'invasione del Regno Borbonico.
Tra gli innumerevoli terremoti che hanno devastato Conza se ne ricordano alcuni di notevole gravità:
  •  25-10-990 - Un violentissimo terremoto valutato intorno al IX-X grado della scala Mercalli, distrusse il paese per metà, seppellendo sotto le macerie il Vescovo e sommergendo interamente la collinetta di Ronza dove era edificato il cimitero. A proposito di questo terremoto vi è una famosa citazione che preannunciava il lento ma deciso declino di Conza:<<restò per metà adeguata al suolo, né da quel tempo è più risorta>>;
  • 1348 - Un altro sisma di inaudita potenza colpì Conza
  • 14-01-1466
  • 8-09-1694 - Morirono circa 200 persone e molti edifici con la Cattedrale furono diroccati;
  • 29-11-1732 – Fu rasa al suolo la Cattedrale e trovarono la morte 65 persone e il prete di allora Don Lorenzo Carlucci che si apprestava celebrare la messa. Questo evento sismico causò in Irpinia circa 20000 vittime;
  • 06-1910
  • 07-1930
  • 23-11-1980

I numeri del terremoto del 23.11.1980:
Durata della scossa: 90 secondi
Superficie interessata dal sisma: 17.000
Kmq
Regioni colpite: 3 - Campania, Basilicata e Puglia
Numero di comuni colpiti: 687 di cui 3 disastrati
Costruzioni rase al suolo: 77.000 Morti: 2735 Feriti: 8850
L’intensità macrosismica rilevata a Conza della Campania è stata riferita al X grado, al pari cioè dei paesi più distrutti situati nella zona epicentrale (che gli strumenti hanno localizzato nei pressi di Laviano, anche se da altre fonti pare risulti proprio Conza come epicentro) nonostante Conza si trovi a circa 10 km di distanza dall’epicentro stesso. A un grado di danneggiamento così severo hanno concorso sia fattori strutturali, sia cause di natura geologico-
fondazionale. In merito al primo punto c’è da osservare che le strutture costituenti l’abitato erano: in muratura scarsamente legata (case più vecchie); in blocchi di calcestruzzo a volte legati con cordolature orizzontali; in cemento armato.
Tutte queste strutture non erano adatte a sopportare simili sollecitazioni sismiche, anche quelle in cemento armato non erano state progettate per resistere a sollecitazioni orizzontali (Conza all’epoca non era inclusa nell’elenco delle aree sismiche). Lo stato degli edifici non è sufficiente a spiegare la distribuzione dei danni in tutti i suoi aspetti, in quanto la parte alta del paese risulta mediamente più danneggiata della parte bassa fondata su argille. In seguito a questi terremoti di 1700 fuochi che si contavano in paese (8500 ab. = 5 persone per ogni fuoco) ne rimasero 260 (1300ab.). Conza, insieme ad altri centri limitrofi, quali Castelnuovo e S. Angelo dei Lombardi, è stata oggetto di studi sull'edilizia storica, analizzando in particolare gli effetti distruttivi dei movimenti tellurici sulle costruzioni antiche e recenti. 
 Fonti:

"Ricerche storiche su Conza antica"
, Prof. G. Gargano, Avellino 1934
"Memorie Conzane II"
, Pro Loco "Compsa" 2000

Per quanto riguarda la visita, c'è da fare una premessa, prima di andare a Conza ho provato a contattare gli enti locali per chiedere informazioni circa l’agibilità del luogo, oltre che per sapere se si dovevano ottenere permessi speciali.
Avrei preferito un’ondata di no alla totale impossibilità di parlare con tutti gli organi comunali (sindaco, vice, consiglieri e impiegati tutti), vigili urbani e pro loco. Tutto questo silenzio mi aveva scoraggiato, ma approfittando di una festa medievale nelle vicinanze a cui volevo partecipare(Rocca San Felice), decisi di partire alla volta di Conza.
Nel paese si entra dopo un po’ di curve e si arriva su una strada con molte case vecchie, quasi tutte chiuse con lucchetti e catene e piuttosto disastrate ma il panorama è molto suggestivo. Parcheggiamo rigorosamente nella poca ombra disponibile e osserviamo le case, alcune sono pericolosamente aperte, i pavimenti sono inesistenti ma le suppellettili e i mobili sono rimasti così come erano al momento del terremoto. In una casa scorgiamo la cucina e dei giocattoli a terra… Vaghiamo un po’ per quell’angolo del paese scorgendo realtà spaventose: un armadio mezzo aperto che si intravede da un balcone con ancora i cappotti appesi ben visibili. Proseguendo sulla strada si arriva nei pressi di quella che potremmo definire piazzetta con un monumento ai caduti. Vediamo che lì c’è l’ingresso per l’area archeologica ed un cartello con un numero di cellulare da chiamare per contattare le guide. Chiamiamo ma risulta spento così rinunciamo a scavalcare il cancello e giriamo ancora all’interno al paese. Nella zona periferica del paese c’è uno dei vari ingressi alla zona archeologica senza cartelli di alcun tipo che è aperto, così decidiamo di accedere ed entriamo in un mondo stranissimo, le antiche terme romane fuse con palazzine disastrate. Una atmosfera unica…
Abbiamo modo di visitare tutto il territorio, tra rovine romane, longobarde, quelle del terremoto, tutte fuse in un unico luogo mentre abbiamo dinanzi dei panorami mozzafiato che ci regala la valle ed il lago. Si scala la collina osservando tutte queste rovine e troviamo la zona alta del paese dove attualmente c’è un mega-antennone, ma era sicuramente il centro del paese dove prima dell’antenna c’era uno dei pochi edifici rimasti in piedi dopo il terremoto, ovvero la cisterna dell’acqua; esploriamo la piazza, le fontanine, le panchine ed il bar e poi il campo sportivo è proprio qui, ormai quasi irriconoscibile. Ovunque pezzi di storia antica e moderna, ai lati del campetto ci sono, catalogati, centinaia di pezzi di quelli che forse prima erano archi o pezzi di case. Dopo una breve sosta andiamo a visitare la cattedrale. La stanno ristrutturando e i lavori sono ancora in corso, è bella, dinanzi all’edificio sacro sorgono forse le antiche terme, non si capisce benissimo ma pare siano di epoca romana. Esplorando la chiesa troviamo anche ossa ammassate qua e là e ciò ci lascia parecchio sgomenti. Una volta terminato il giro usciamo dalla zona archeologica e sono le 16.30-17.00 circa e mentre siamo vicini alle macchine giunge un’auto con a bordo alcune ragazze, le quali ci chiedono se siamo li per la visita guidata alle rovine….
Scendendo verso il lago arriviamo alla zona dove furono impiantati i prefabbricati post-terremoto. sembra una seconda città fantasma, anche se qui qualcuno che passeggia lo incontriamo. I prefabbricati sono spogli, sporchi, rotti, ma in taluni ancora ci vivono alcune persone, così come il bar è aperto. La chiesa ha una forma strana, è ancora qui ma chissà se svolgerà ancora la sua funzione… Concludendo: il paese è da visitare ma farlo con la visita guidata è stato impossibile per noi ed anche per qualche altro nostro contatto, nonostante alcune persone del luogo e dipendenti comunali ci abbiano assicurato la totale funzionalità del sistema. Se avete notizie in merito vorrei saperle.
Però è stato suggestivo, ognuno di noi ha visto o creduto di vedere qualcosa di strano, presenze, ombre…. Ma forse è l’effetto dei paesi fantasma...
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto: Fabio Di Bitonto
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