Isola delle Rose - L'utopia adriatica - Luoghi Fantasma

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Isola delle Rose - L'utopia adriatica

Luoghi Fantasma > Estero > Non Stati
Regione: Adriatico, in prossimità delle province di Rimini e Forlì
Tipologia: Piattaforma artificiale
Stato attuale: Abbattuta
Età di edificazione: 1967
Data di abbandono: 1969
Motivo dell’abbandono: Abbattimento
Accesso: Impossibile
Modalità di visita: Impossibile
Un luogo fantasma può anche essere inteso in altra maniera, una microzonazione ad esempio, un sogno svanito.
“Una micronazione è un'entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, ma che tuttavia non è riconosciuta dai governi e dalle maggiori organizzazioni internazionali.” (Da Wikipedia)
L’isola delle Rose era il nome di una microzonazione presente nell’Adriatico; il suo nome era “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose”, chiamata anche Insulo de la Rozoj, nome in esperanto, la sua lingua ufficiale.
L’isola in questione era una piattaforma artificiale di circa 400 metri quadrati costruita ad 11 km dalle coste italiane e a 500 metri al di fuori delle acque territoriali nazionali.
L’isola fu costruita dal bolognese ing. Giorgio Rosa e fu proclamata stato indipendente nel 1968.
La nuova nazione aveva, come detto, la sua lingua ufficiale, ovvero l’esperanto e coniò anche moneta e francobolli; ciononostante non riuscì mai nell’impresa di farsi riconoscere come stato indipendente.
Il nome pare sia derivato proprio dal suo ideatore, l’ing. Giorgio Rosa e fu proprio lui l’ideatore di quest’utopia del mare; il suo sogno era vedere, un giorno, il mare colonizzato dall’uomo attraverso costruzioni artificiali.
La piattaforma sorse al di fuori delle acque territoriali italiane, non aveva confini se non quelli italiani da cui distava 500 metri e si appropriò anche di oltre 62 km quadrati di mare come acque territoriali.
L’isola era ben organizzata e come una vera e propria repubblica aveva il suo governo, con tanto di presidente del Consiglio e cinque Dipartimenti, alla stregua dei nostri ministeri.
La repubblica nascente aveva anche il suo stemma, composto da tre rose rosse e si dotò anche di costituzione.
La bandiera era arancione con, al centro, lo stemma repubblicano; l’inno nazionale era un brano dell’Olandese Volante di Richard Wagner.
La sua storia fu breve:
nel 1958 Giorgio Rosa ebbe l’idea di costruire tale piattaforma per fare sperimentazioni sulla possibilità di costruire in mare isole artificiali. Gli esperimenti, i sondaggi e alcuni lavori iniziarono quasi subito ma si bloccarono nel 1962 a causa di problemi tecnici che poi, successivamente, furono ulteriormente aggravati dal fatto che lo Stato Italiano pretese la rimozione di “ostacoli alla navigazione”.
Nell’arco di due anni i problemi furono risolti e fu fatta richiesta di regolarizzazione per la costruzione della piattaforma presso le capitanerie di porto.
I lavori da quel momento proseguirono, ma lentamente, a causa di un mare poco clemente, infatti, i venti e le onde alte impedivano spesso di lavorare.
Nel 1966 la capitaneria di porto di Rimini intimò nuovamente la rimozione della piattaforma poiché le autorizzazioni richieste in passato non erano state accettate, dato che lo spazio in questione era stato concesso all’ENI per esperimenti di perforazione al fine di ritrovare idrocarburi.
Nel 1967, parecchi metri sotto il fondale marino, fu ritrovata una falda di acqua dolce e quindi, dopo poco, nella metà del 1967, l’isola fu aperta al pubblico in quanto indipendente e vivibile.
L’opera però non era ancora completa e quindi, nel frattempo, i lavori continuavano e furono ultimati solo l’anno successivo; al termine dei lavori, Giorgio Rosa proclamò l’isola indipendente dallo stato Italiano il 1 maggio.
La richiesta d’indipendenza giunse al grande pubblico quasi due mesi dopo nonostante l’isola fosse stata invasa dai villeggianti che andavano a visitare questa novità nel mezzo dell’Adriatico.
Questa enorme mole di traffico verso l’isola iniziò a preoccupare il governo che non sapeva ancora come agire; l’azione di Rosa fu vista dai governi come un tentativo di evasione fiscale visti i proventi derivanti dal turismo.
Fu così che, inizialmente, l’isola fu pattugliata dalle forze dell’ordine con l’obiettivo di impedire attracchi turistici.
Nel frattempo l’isola fu affittata per un anno da Pietro Bernardini, un uomo che fini sulla piattaforma dopo un naufragio e di cui, alla fine, era l’unico abitante in quel momento.
Alla questione s’interessarono anche i servizi segreti italiani i quali ebbero un colloquio con l’ing. Rosa e, in seguito a ciò, l’isola decise di dotarsi di una stazione radiofonica al fine di sensibilizzare la terraferma alla propria missione.
Dopo nemmeno due mesi dalla dichiarazione d’indipendenza, il governo italiano decise di intervenire e prese possesso della piattaforma, fu interpellato anche l’allora presidente della repubblica Saragat da parte degli occupanti dell’isola e il deputato Menicacci dell’MSI propose anche una interrogazione parlamentare chiedendo spiegazioni in merito all’accaduto.
Nel corso dei mesi le interrogazioni parlamentari fioccarono e nel frattempo, finalmente, dopo circa due mesi, gli occupanti dell’isola furono fatti sbarcare a Rimini e alla fine dell’anno fu deciso l’abbattimento dell’isola artificiale.
Era il febbraio del 1969 quando, messe in posa le cariche esplosive, l’isola fu solamente danneggiata. Ci volle una burrasca circa venti giorni dopo per porre fine all’agonia della Repubblica dell’Isola delle Rose.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto:
http://www.fabiovstamps.com/forum43.html da Panorama 11 luglio 1968
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