Torre di Sperone - Il borgo bistrattato - Paesi Fantasma

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Torre di Sperone - Il borgo bistrattato

Paesi Fantasma > Italia > Abruzzo
Provincia: Aquila
Tipologia: Borgo Castellare
Stato attuale: Discretamente conservato
Periodo edificazione: Periodo Romano
Periodo abbandono: 1971
Motivo abbandono: Sisma e isolamento
Accesso: Su strada sterrata
Modalità di visita: Libera

Il borgo di Sperone è compreso, oggi, nel territorio comunale di Gioia dei Marsi.

Dista dal comune cui appartiene oggi, circa sette chilometri in una località che si chiama “la Forchetta”. Qui, secoli fa, sorgeva un antico presidio romano che vigilava sul Passo Sparnasio, posto poco distante.

Il nome del borgo che si andò a formare discendeva dai nomi dei due castelli i cui borghi furono uniti: Sparnasio ed Asinio; da qui nacque l’unico “Speron d’Asino".
Possiamo conoscere il numero di famiglie presenti attorno all’anno 1200 grazie al fatto che il suo feudatario, Simone di Capistrello, ottenne un soldato a cavallo a guardia dei ventiquattro fuochi presenti (1193).
Le strutture che meritavano menzione erano senza dubbio le due chiese e la torre;
La prima chiesa, posta all’interno dell’abitato, era quella dedicata a S. Maria, mentre l’altra, posta poco fuori l’abitato, era dedicata a S. Nicola.
La torre risale invece al XIII secolo, quando grazie ai conti Berardi, fu rinforzato il sistema difensivo del paese e trasformarono la torre così come la vediamo oggi: una torre di avvistamento cintata, simile ad altre della zona, circolare, di circa 8 metri di diametro ed alta quasi 18 metri.
Si suddivide in due piani distinti, quello inferiore usato come deposito, mentre quello superiore di forma ottagonale, era il luogo da cui si faceva la guardia.
L’ex abitato si trova ad una altitudine di circa 1250 metri e affaccia proprio sulla valle, infatti fu proprio questa posizione  a renderlo così strategico; strategia che però venne a mancare quando la zona si spopolò e venne meno il suo ruolo di sentinella, relegandolo al solo ruolo di “Balcone sulla Marsica” grazie ai suoi belvedere.
Le abitazioni sorgono tutte attorno alla torre di avvistamento e sono costruite tutte pressappoco alla stessa maniera, con calce, pietra ed architravi in legno. La corrente elettrica raggiunse Torre di Sperone solo poche decine di anni fa, ma questo non ha certo aiutato a scongiurare l’abbandono successivo. Precedentemente, quasi impensabile per l’Italia del boom economico del secondo dopoguerra, si riusciva ad illuminare le case e le strade,
grazie solamente a lucerne ad olio, candele, torce impregnate di grassi animali o petrolio e lumi a petrolio.
Il paese si sostentava di agricoltura, molto sviluppata nei campi circostanti e, durante gli inverni che in Abruzzo son già rigidi, ma a quote di questo tipo sono molto peggiori, gli agricoltori si dedicavano alla costruzione, riparazione o perfezionamento degli strumenti agricoli fatti da loro.
Torre era famosa, oltre che per l’agricoltura, anche per la vendita dei funghi, in quanto, in zona, se ne trovavano in quantità industriali e venivano rivenduti nei paesi a valle.
La popolazione non fu mai numerosissima, ventiquattro fuochi del XII secolo, a metà del XIX si contavano circa 220 individui.
Nel 1915, il 13 gennaio, un terremoto del 7,0 grado sulla scala Richter, colpì la Marsica.
Il paese, danneggiato, fu abbandonato per buona parte e il nuovo centro abitato sorse a qualche chilometro, più a valle. Alcune case furono ristrutturate e, nel 1950, fu ristrutturata la chiesa di San Nicola.
Durante la ricostruzione del vecchio abitato, lo stesso fu fornito di scuola, però, purtroppo, il maestro abitava a valle e durante l’inverno non si recava alla scuola, poiché l’abitato era raggiungibile solamente a piedi; stesso problema lo avevano il medico, l’ostetrica e altre figure fondamentali.
Così, nel 1950, l’intero abitato si rivoltò e manifestò contro la mancata apertura di un tronco stradale che avrebbe permesso l’accesso al paese attraverso i veicoli; grazie a questa manifestazione, solo un anno dopo, fu costruita e aperta la nuova strada che portò tante novità.

Prima il telefono, installato in una abitazione all’ingresso del paese, poi l’allaccio dell’elettricità avvenuto nel 1963 che fece conoscere agli abitanti, rimasti poi increduli e sbigottiti per questa innovazione, la televisione.
Risolto il problema della strada, i problemi diminuirono, ma i più giovani che dovevano frequentare le scuole medie e superiori, comunque avevano disagi nel raggiungere le sedi scolastiche, soprattutto durante l’inverno. Ciò comportò il primo vero esodo da Torre di Sperone; nel 1964 il comune di Gioia dei Marsi iniziò il trasferimento della popolazione dall’abitato di Torre, giustificandolo anche col fatto che alcune abitazioni fossero in stato di decadimento e fatiscenza di strutture. Gli ultimi abitanti lasciarono Torre di Sperone nel 1971. Negli anni successivi anche il cimitero fu spostato, riesumando i defunti e trasportandoli al cimitero a valle.
Da quel momento Torre di Sperone divenne un vero e proprio stazzo appenninico, ci si faceva visita quando si coltivava o si portava il gregge a pascolare, talvolta si rimaneva anche a dormire nelle vecchie case, ma col tempo si iniziava ad apprezzare il più pratico abitato nuovo.
Il nuovo borgo non aveva una chiesa e gli abitanti di Torre si recavano al vecchio paese per le funzioni e per il festeggiamento del patrono, finché nel 1985, si decise di ristrutturare la vecchia chiesa di S. Nicola, poiché era oramai quasi distrutta. Al termine della ristrutturazione nacque un’usanza ancora in voga, ovvero il cammino, attraverso l’antico tratturo che conduce al vecchio paese, come pellegrinaggio al Santo Patrono.

Poiché nel nuovo borgo mancava la chiesa e le reliquie dei Santi e gli arredi sacri non avevano un loro posto, nel 2001 fu costruita la nuova chiesa.
Tra le tante leggende che girano attorno a quest’antico borgo, ce ne sono varie che interessano il vecchio Duca, padrone del borgo stesso. Molte di queste storie sono da brividi, come ad esempio il fatto che custodisse un serpente bianco portato direttamente dall’oriente durante una crociata di cui si serviva per uccidere i giovani fidanzati delle spose di cui voleva approfittare; in questo modo faceva credere che i giovani fossero stati morsicati da vipere e si concedeva un lusso ben più lungo dello Ius primae noctis. 
Le vittime erano poi seppellite in un campo di margheritoni, sotto sua stessa volontà.

Altra particolarità, ma non così inusuale per l’epoca purtroppo, fu il ritrovamento di una fossa comune colma di ossa e armi, luogo dove probabilmente venivano gettati i suoi nemici.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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