Pozzis - Il borgo dell'orrore e della follia - Paesi Fantasma

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Pozzis - Il borgo dell'orrore e della follia

Paesi Fantasma > Italia > Friuli Venezia Giulia
Provincia: Udine
Tipologia: Borgo rurale
Stato attuale: Mediocre
Periodo edificazione: Sconosciuto
Periodo abbandono: anni '60 -'80
Motivo abbandono: Isolamento
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Con restrizioni
Un piccolo borgo e tanto da dire; è il caso di Pozzis, un piccolo agglomerato di case nel comprensorio di Verzegnis, in provincia di Udine.
È uno di quei luoghi colpiti da spopolamento e, a volte, da una strana forma di esistenza che caratterizza chi cerca di resistere, un’esistenza solitaria e senza tempo, chiusa nella routine di giorni che gridano la fierezza d’esser tutti uguali.
Il paese sembra quasi che abbia avuto un destino segnato, poiché la sua posizione era già in origine isolata.
Il monte Pizzat lo divide tuttora dal suo comune di appartenenza, isolandolo, di fatto, dalle sedi istituzionali e dal mondo esterno; altri comuni si trovano dietro un altro monte e, prima del suo abbandono, la strada era solo una mulattiera malmessa.
Anche il torrente Arzino contribuiva a renderlo ancora più difficile da raggiungere e, quando il progresso giunse con una nuova strada, questa fu costruita subito al di sopra del complesso di case rendendo impossibile raggiungerlo dalla stessa.
È in un clima come questo, a Pozzis, che sono avvenute storie assai singolari portate via in fretta dalla furia del torrente Arzino e riaffiorate più a valle dopo, quando il tempo le aveva rimodellate a suo piacimento confondendo la realtà dalla finzione.
I primi accadimenti risalgono alla fine dell’800, quando un gruppo di donne del borgo fu trasportato con la forza presso il manicomio di Udine, accusate di essere indemoniate.
Fu un fatto assai anomalo; infatti, si narra che nell’anno 1878 o 1879, in una piccola borgata vicino Verzegnis, un gruppo di donne avesse iniziato a comportarsi in maniera molto strana.
Si parla di urla, imprecazioni, schiuma dalla bocca; addirittura alcuni giuravano di sentire suoni mai ascoltati provenire dalle donne e che si rotolavano per terra come fossero indemoniate.
Le donne coinvolte furono ben ventiquattro e si dice addirittura che anche un giovane carabiniere sia stato coinvolto nella follia di massa.
Appunto, fu proprio il termine indemoniate a calzare più a pennello secondo chi si occupò del caso all’epoca, poiché non si trovò altra spiegazione a questa follia collettiva che colpì Pozzis.
La chiesa ebbe maggiore influenza della scienza, anche se la stessa scienza, una volta avvenuto il trasferimento nelle strutture adatte, non trovò spiegazione alcuna.
Dopo tali accadimenti, che scossero di più la politica di allora piuttosto che la coscienza sociale, ci fu la discesa dell’armata dei Cosacchi durante il secondo conflitto mondiale che provocò un’immigrazione in loco dalla Madre Russia, molto consistente.
Non è certo l’ultimo avvenimento riguardante Pozzis, in realtà ce ne sono molti altri, ma di certo, guardando le tranquille mura di questo luogo, non si penserebbe a così tante storie da raccontare.
A Pozzis l’ultimo abitante, mai ultimo, è sempre stato protagonista. Addirittura ce n’è stato uno che ha fatto poi denominare il borgo come il “paese dell’orrore e della follia”, contribuendo ai fatti accaduti almeno cento anni prima.
L’ultimo abitante aveva affisso all’ingresso del paese un cartello assai eloquente: "Ai ladri di selle e ai cavalli vengono impiccati".
E fu proprio l’ultimo abitante a rendere la fama di Pozzis ancor più sinistra; nel 1996 qui viveva un uomo di mezza età, un eremita hippy che viveva con gli animali in questo luogo dimenticato dall’uomo, senza luce ed acqua; qualche tempo prima aveva conosciuto una donna, ad Udine, una prostituta che aveva portato via dal racket della strada e fatto vivere con sé, nascosta, fra quelle case dirute.
Un giorno, una giovane donna albanese, “collega” della sua compagna, andò lì a minacciare l’uomo dicendo di voler rivelare ai suoi capi dove si fosse nascosta la sua giovane compagna.
L’uomo le sparò due colpi di arma da fuoco alla schiena e la seppellì nel paese. Un giorno, però, la giovane donna decise di andar via con un altro uomo e di togliersi un grosso peso dalla coscienza, così si recò dai carabinieri e raccontò l’accaduto.
I carabinieri si precipitarono a Pozzis e, incontrando l’uomo, fu egli stesso ad ammettere immediatamente l’accaduto chiedendo di poter pagare una semplice multa per quanto fatto, ma di non andare in carcere.
L’uomo fu arrestato e fu anche richiesta una perizia psichiatrica.

A Pozzis sono anche state girate delle scene di un film, “Porca Vacca”, del 1986, di Pasquale Festa Campanile, con Renato Pozzetto e Laura Antonelli.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto: Alessio Zuliani
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