Celleno - La gemella sconosciuta - Paesi Fantasma

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Celleno - La gemella sconosciuta

Paesi Fantasma > Italia > Lazio
ProvinciaViterbo
Tipologia: Borgo Castellare
Stato attuale: Vario
Età di edificazione: VII sec. a.C.
Data di abbandono: XIX sec. d.C.
Motivo dell’abbandono: Terremoto
Accesso: Su strada
Modalità di visita: Libera
Celleno è un borgo arroccato su uno sperone tufaceo nella provincia di Viterbo; è meno famoso della vicina Civita di Bagnoregio, ma unito da un destino simile e condannato da più nefasti avvenimenti.
Un sisma l’ha condannato dopo essere stato vittima prima di gravi epidemie, vittima ancora delle frane provocate dalla friabilità della roccia su cui giace e poi il sisma, in un anno non precisato, che l’ha costretta allo spopolamento alla fine dell’800.
La nuova Celleno fu costruita poco distante, proprio vicino al vecchio abitato.
Il toponimo “Celleno” ha origini assai antiche che affondano le radici ai tempi etruschi o greci; secondo Dionigi di Alicarnasso Celleno fu fondata da “Italo discendente di Enotro, in memoria della sua figlia Cilenia; e ciò molti anni prima dell'assedio di Troja”. Celeno, nella mitologia greca, era una delle arpie figlia di Taumante ed Elettra (Fonte Wikipedia).
Un’altra teoria dice che il toponimo possa derivare da “cella” intesa come grotta o cavità, poiché nella zone ce ne sono di numerose e si ipotizza che i primi insediamenti siano stati proprio nelle grotte.
Storicamente fu importante centro ed enclave della stessa Viterbo; sono numerosi gli scritti che ricordano l’assalto nel 1316 e la successiva depredazione dei beni da parte delle truppe orvietane del condottiero Orsini.
Nel 1329 divenne proprietà di Orvieto che la detenne sino al 1392, quando tornò alla città di Viterbo grazie all’intercessione della Santa Sede.
La Santa Sede stessa affidò il castello e i suoi possedimenti, attraverso i papi Bonifacio IX e Alessandro IV, a più vicari che li gestirono per molti decenni.
L’ultimo affidatario fu un elemento della famiglia degli Orsini all’inizio del XVI secolo, che lo governò sino a quando fu assorbito dalla Camera Apostolica.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto: Davide Mitidieri
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