Brusaschetto - Il borgo abbattuto - Paesi Fantasma

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Brusaschetto - Il borgo abbattuto

Paesi Fantasma > Italia > Piemonte
Provincia: Alessandria
Tipologia: Borgo nuovo
Stato attuale: Abbattuto
Età di edificazione: anni ‘60
Data di abbandono: XXI secolo
Motivo dell’abbandono: Inagibilità
Accesso: Impossibile
Modalità di visita: Impossibile
 
 
C’era una volta… alcune fiabe iniziano così, ma sono, generalmente, completate con un lieto fine, quello che nel caso di Brusaschetto Basso non c’è stato almeno per il paese.
Stiamo parlando di un piccolo borgo nella provincia di Alessandria, nel comune di Camino; questo borgo non esiste più.
Brusaschetto Basso fu costruito sul finire degli anni ’60 come alternativa abitativa agli abitanti di Brusaschetto Alto, un paesino che fu ritenuto in pericolo in quanto poggiava su un reticolato di gallerie che ne minavano le fondamenta.
In realtà più che dare una nuova opportunità, all’epoca si decise per la delocalizzazione dell’abitato e le costruzioni furono terminate a tempo di record.
Diciassette strutture, costruite forse in fretta e furia, poiché dal punto di vista qualitativo pare fossero assai carenti, inoltre gli abitanti della frazione alta erano prevalentemente contadini e nessuno tenne conto che avessero bisogno di spazi per coltivare, le case, tutte troppo vicine, non avevano alcuno spazio dove i futuri abitanti avrebbero potuto operare la propria attività.
Le strutture erano a due piani corredate di una grande chiesa posta proprio vicino al corso d’acqua principale, molto vicine fra loro, troppo perché chi era abituato ai propri spazi volesse trasferirvici.
L’epilogo fu che nessuno di loro volle abbandonare il luogo natio e, per fortuna, il paese rimase inabitato.
La fortuna fu che sia nel 1994 sia nel 2000 il Po, molto vicino al luogo, sia straripato e abbia inondato la zona rendendo il luogo inagibile e inabitabile.
Ma come spesso accade, queste palazzine vuote fecero gola a persone prive di casa che le occuparono abusivamente a più riprese, mettendo in pericolo la propria vita.
Le case furono murate, anche la chiesa fu chiusa cercando di evitare che gli abusivi prendessero possesso in un luogo ritenuto pericoloso, ma spesso il tentativo fu vano.
Il luogo era mal frequentato, spesso alcuni tossicodipendenti trovavano rifugio in queste case per fuggire dalla realtà; negli anni ’90 la zona prese anche ad essere “maledetta” a causa del ritrovamento di un cadavere di un giovane, ma la storia non trova conferme sui giornali locali.
Gli unici abitanti “ufficiali” di Brusaschetto Basso furono delle famiglie di albanesi immigrati, mandati via al momento dell’abbattimento.
L’origine del problema è, però, da cercare alla fine dell’800, quando un gruppo di imprenditori decise di impiegare la zona per attività estrattive.
Le marne (tipologia di roccia molto utile in campo edilizio) presenti nella zona di Camino erano davvero molto buone e così s’iniziò un’attività estrattiva aggressiva, tale da stravolgere il paesaggio; la cosa portò anche benefici al paese, poiché Brusaschetto aveva almeno un impiegato a famiglia all’interno della società di estrazione, però quest’attività iniziò a divenire troppo invadente. Le ruspe camminavano a qualsiasi ora per le piccole strade che a malapena sopportavano un trattore, sembrava ci fosse il terremoto ad ogni loro passaggio.
Ma questi piccoli terremoti, lentamente, iniziarono ad esserci anche in assenza di ruspe, così il servizio geologico nazionale indagò e scoprì che si trattava di piccole frane che iniziavano a minare il territorio e mettevano i pericolo il piccolo paese di Brusaschetto. Le lesioni e i piccoli cedimenti strutturali convinsero le amministrazioni a trovare una soluzione poi sfociata nella costruzione del nuovo abitato.
La beffa fu che le cave chiusero quasi in contemporanea con la costruzione del nuovo abitato. Brusaschetto subì uno spopolamento immane, dai quasi mille abitanti, nel giro di un paio d’anni si ridussero a meno di duecento; questo consentì alle persone di risistemarsi nel vecchio paese, il termine dell’attività estrattiva pose fine al dissesto e questo fu il motivo e la forza che ebbero gli abitanti di opporsi al trasferimento.
Di abitanti a Brusaschetto, oggi, ce n’è meno di cinquanta, ma il vero paese fantasma è quello che non c’è più, abbattuto per fare posto alla vita, quella meno considerata, purtroppo, dall’uomo. Nascerà un’oasi naturale per la protezione della fauna selvatica e per il ripristino della flora tipica del luogo.
Al posto delle finestre murate, dell’erba ertasi dall’asfalto, al posto della grande chiesa ed il campanile, fra la leggera nebbia e la rugiada costante, ora c’è un laghetto che prima era eliminato con le pompe idrovore, ora ospiterà specie anfibie e uccelli acquatici.
Dai fantasmi alla vita.
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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