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Brienza - Il paese che rivive

Paesi Fantasma > Italia > Basilicata
Provincia: Potenza
Tipologia: Borgo castellare
Stato attuale: Vario
Periodo edificazione: VII – X secolo
Periodo abbandono: 1857
Motivo abbandono: Sisma (7.0)
Accesso: Su strada interdetta al traffico veicolare
Modalità di visita: Non consentita

L’antico borgo di Brienza sorge sulle colline lucane a circa 700 metri di altitudine in prossimità del confine regionale con la Campania e la provincia di Salerno.
Il borgo oggi si è sviluppato dal castello lungo il torrente e verso un’altra collina in direzione S-SE; la parte vecchia è rimasta pressappoco immobile e si sviluppava verso il lato opposto al paese nuovo lungo rupi inaccessibili e su strapiombi.
L’origine del luogo pare sia longobarda, a suffragio di tale ipotesi verrebbe incontro l’etimologia del toponimo “Brienza” che deriverebbe da Burg (luogo fortificato).
Il primo nucleo che si sviluppò fu quello che domina la collina; poi, intorno all’anno mille, il nucleo urbano diventa ancora più grande e inizia a svilupparsi sul versante del promontorio allontanandosi dal centro con un avvolgimento centripeto al cui centro ora vi è il castello.

Il borgo abbandonato rispecchia le realtà di allora, ovvero arroccato per difendersi dalle incursioni di nemici che violentavano il paese e derubavano la gente.

D’altronde il borgo era tutt’altro che povero: i Caracciolo di Brienza, un ramo dei più potenti Caracciolo di Napoli, erano fra le famiglie più ricche dell’epoca. La loro ricchezza proveniva sempre dalle vessazioni cui costringevano gli abitanti, tanto che nel 1616 ci fu una violenta rivolta da parte del popolo burgentino che però fu immediatamente sedata. Un’altra rivolta scoppiò nel 1648, stavolta più violenta, che fu sedata nel sangue da quattrocento soldati accorsi di proposito a Brienza.
Il castello fu costruito nel IX secolo e fu ristrutturato dai feudatari successivi e Brienza è passata, come quasi tutti i borghi della zona, per mano moltissimi signori e feudatari nel corso dei secoli.

Nel corso dei secoli si sono anche verificati episodi nefasti, come la peste del 1651 che decimò letteralmente la popolazione e poi il sisma del 1857 con epicentro a Montemurro che destinò l’antico borgo e il castello alla rovina.
Ogni anno a Brienza è organizzata la rievocazione storica e il vecchio borgo riprende vita; l’associazione culturale “Musica vita mia” organizza questo evento che è oramai divenuto molto conosciuto fra gli appassionati di rievocazioni medievali.
L’associazione in questione è un gruppo storico di rievocazione medievale che si pone l’obiettivo di valorizzare e promuovere storicamente e culturalmente il proprio paese facendo immergere i visitatori in realtà medievali e antiche.
Brienza Vecchia si rianima ogni estate grazie a loro, si trasforma e torna a vivere attraverso le rievocazioni storiche in cui è coinvolta tutta la popolazione.
La manifestazione, che si chiama “Vivi il medioevo”, attrae sempre più turisti da fuori comune e ha posto l’attenzione su Brienza alla pari con altri borghi le cui rievocazioni sono famose in tutto lo stivale.
Durante la manifestazione si può assistere a danze, parate e duelli gustando piatti tipici e visitando le antiche botteghe degli artigiani.
Al calare della sera a Brienza non c’è più elettricità, ma brilla di fiaccole che illuminano i cavalieri, i nobili e le bellezze popolane attratte dalle luccicanti armature, il tutto attraversando le antiche viuzze del centro storico dove in ogni angolo vi sono suonatori, mangiafuoco, giocolieri e mercanti.
Si può assistere a spettacoli di magia, al tiro con l’arco o con la balestra e si arriva al castello, dove la rievocazione giunge al suo culmine, con la tavola imbandita e tutto il resto che va visto e vissuto e non letto qui.
Questa manifestazione ancora non è stata inquinata da interessi economici o personali e conserva tutta la voglia dell’associazione di lavorare per passione all’evento e si mettono in risalto le storie, le tradizioni e la cultura dell’antica Burgentiae.
Il borgo è stato il secondo visitato questa estate durante il “GhostTownTour” e siamo giunti proprio durante i preparativi per la prima serata della rievocazione che ci sarebbe stata la sera stessa. Abbiamo avuto la fortuna di visitare il borgo ed essere accompagnati dall’associazione stessa che ci ha mostrato i loro sforzi economici e fisici per rendere fruibile il borgo durante la manifestazione.
La prima cosa che risulta evidente, come ci dicono anche i nostri accompagnatori, è che il borgo è ricchissimo di arcate e piccole gallerie; infatti le strade passano sotto le abitazioni attraverso questi passaggi coperti e, un’altra caratteristica oggi meno visibile, è che la pavimentazione del borgo fosse quasi tutta in roccia viva.
Durante la visita al borgo ci imbattiamo in una sorprendente “ruota degli esposti”, sorella minore di quella di Napoli ma, pare, solo per notorietà, poiché si dice che sia più antica di quella del capoluogo partenopeo.

Ci è concesso di vedere anche il castello, tutto addobbato per l’imminente festa della sera; ci sono molte parti crollate a causa del terremoto del 1852 e del tempo trascorso dopo il suo abbandono.

Gli interni sono stati ristrutturati e ci sono i preparativi per la festa e una specie di cappella, dove ci spiegano che si sono svolti anche alcuni matrimoni e dove la sera si sarebbe svolto un matrimonio “nobile” nell’ambito della rievocazione.
Dal castello si ammira la parte più antica del borgo composta di sole rovine, eccetto la chiesa che è stata restaurata e che non ci è possibile visitare.
Noi ci riserviamo di ringraziare ancora una volta l’associazione culturale
“Musica vita mia”
senza la quale la visita al borgo non sarebbe stata possibile e invitiamo tutti gli appassionati e i curiosi ad organizzarsi la prossima estate per partecipare alla festa medievale.
Di seguito si trovano due interessanti leggende prese dalla pagina “wikipedia” di Brienza:

Le leggende di Brienza

Verso la metà del Trecento viveva, in lusso sfarzoso, nel castello di Brienza una bellissima donna di nome Bianca. Ella era solita dare delle feste alle quali si presentava vestita solo dei suoi gioielli, verso i quali aveva un attaccamento morboso.
Si narra che il "suo tesoro" fosse custodito in una stanza segreta la cui ubicazione era conosciuta solo da Bianca e dalla sua fedele ancella. Durante un viaggio verso Amantea, Bianca e il suo seguito furono catturati dai pirati e condotti ad Algeri per essere venduti come schiavi. Un pascià, vista la bellissima Bianca, se ne invaghì e la condusse con sé nel suo palazzo come favorita. Da quel momento non si è saputo più nulla né della bella Bianca, né del suo fantastico tesoro, rimasto rinchiuso nella segreta e mai più ritrovato.
Nel 1644 il castello fu "teatro" di un'altra intricata vicenda. Proprietario del castello era il marchese Rodolfo, costretto per necessità finanziarie a cedere il castello e il podere circostante al barone Tiburzio, che gliene lasciava provvisoriamente l'uso. Rodolfo, innamorato di Clorinda, sua pupilla e ospite (a sua volta innamorata del fattore Eugenio) dopo aver appreso dal suo confidente Enrico di un incontro amoroso tra Clorinda ed Eugenio, adirato, scacciò Eugenio. Costui rivelò di essere in realtà il barone di Laurente, incaricato dal fratello di Clorinda, in cambio della sua mano, di scoprire come Rodolfo la trattasse, avendo avuto sentore del fatto che il marchese aveva dissipato tutte le sostanze della sorella ed era pieno di debiti.
Enrico consigliò il marchese di sopprimere il finto Eugenio, ma, nel duello che ne seguì e che si svolse tra il confidente ed Eugenio, fu Enrico ad avere la peggio. Ciorinda ed Eugenio si sposarono e perdonarono al marchese tutte le sue malefatte.
Queste storie, leggendaria la prima, tratta da dramma lirico "Rodolfo da Brienza" (dramma in tre atti, ambientato nel castello di Brienza e privo di fondamento storico; su libretto di Domenico Bolognese e musica di Achille Pistilli, fu rappresentato per la prima volta nel Real Teatro del fondo di Napoli nel 1846) la seconda, ci introducono nel castello di Brienza, oggi ridotto a rudere ma un tempo palpitante di vita e di più o meno grandi drammi esistenziali.

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Articolo: Fabio Di Bitonto

Foto: Fabio Di Bitonto
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