Amendolea - Dai Ruffo all'abbandono - Paesi Fantasma

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Amendolea - Dai Ruffo all'abbandono

Paesi Fantasma > Italia > Calabria
Provincia: Reggio Calabria
Tipologia: Borgo Grecanico
Stato attuale: Ruderi
Periodo edificazione: Incerto
Periodo abbandono: 1953-1956
Motivo abbandono: Sismi e successive alluvioni
Accesso: Su sentiero
Modalità di visita: Libera
Amendolea è un antico borgo posto sulla fiumara omonima nell’estremo sud della Calabria. Da antichi documenti risulta che Amendolea fosse il centro più importante della zona, tale da avere tutti i paesi confinanti sotto il proprio controllo; uno di questi era Condofuri, comune che adesso, a sua volta comprende nel suo territorio i resti di Amendolea.
L’origine del borgo pare fosse grecanica, ma le prime notizie scritte dell’esistenza di Amendolea risalgono all’XI secolo; la vita e la morte di questi paesi dell’Aspromonte è molto simile, sorti nello stesso periodo e abbandonati per lo stesso tipo di sciagura a causa di un territorio troppo fragile e spesso martoriato dall’uomo stesso.
Da Amendolea pare abbiano avuto origine i paesi di Gallicianò e Condofuri forse a causa di una piccola migrazione in luoghi meno impervi in periodi di difficoltà.
Il suo nome deriva dalla fiumara omonima, che a sua volta prende il nome dal fatto che lungo le sue sponde siano molto diffusi gli alberi di mandorlo, che nel dialetto locale si chiamano “mmenduli” . E’ una classica fiumara, ricca d’acqua in inverno, talvolta anche in piena, ma d’estate ridotta ad un rigagnolo. Questa fiumara ha origine nel parco nazionale dell’Aspromonte, dove si trovano lussureggianti paesaggi e meravigliose cascate e, dopo 31 km, allargando sempre di più il suo letto, sfocia a mare nei pressi di Condofuri. Taluni ritengono che alcune di queste fiumare fossero addirittura navigabili, giustificando la colonizzazione greca interna, anzi, i geografi ritengono che durante la colonizzazione romana, la fiumara Amendolea fosse navigabile al punto da poter raggiungere l’omonimo abitato in nave senza alcun problema.
Amendolea era un paese dedito alla pastorizia e all’agricoltura, la vita non era facile e sovente si soffriva la fame. I luoghi erano di difficile accesso e mancavano strade di collegamento con la costa; All’inizio del XIX sec il sindaco di allora arrivò addirittura a vietare l’abbattimento degli alberi di quercia perché le ghiande erano fondamentali per il sostentamento della popolazione.
Dai ruderi del borgo oggi svetta l’antico castello dei Ruffo; si crede, tra l’altro, che il borgo grecanico che diede origine ad Amendolea, fosse in una posizione leggermente differente da quella attuale. La conferma potrebbe arrivare dall’esistenza di antichissimi ruderi proprio in una zona vicina sul monte Briga.
Amendolea ha vissuto a lungo isolata e in situazioni difficili, pressata dalle tasse e dalla prepotenza di chi li governava; nonostante fossero spolpati sino all’osso dalle tasse, mai fu progettata e costruita una strada che rendesse gli spostamenti più agevoli e li privasse di quell’isolamento millenario. Allo stesso tempo, questo isolamento gli ha consentito di vivere secondo le proprie usanze e secondo le proprie tradizioni come, forse, quasi nessun altro paese era riuscito a fare; ciò ha consentito, ad oggi, di avere ancora qualche individuo che per difendere le proprie radici ha fondato una associazione ellenofona. Attraverso di essa è stata costruita una chiesetta in stile bizantino cercando di riproporre l’antico rito ortodosso.
Dal nome del castello, capiamo che la famiglia più importante che ha regnato in queste zone sia stata proprio la famiglia Ruffo, la quale mantenne il potere sino al 1806, anno del termine dell’epoca feudale.
L’abbandono fu decretato prima dal sisma del 1908 (Stretto di Messina 7.2) e poi dall’alluvione del 1956 causato proprio dalla fiumara Amendolea.

Il Castello dei Ruffo

Di
Francesco A. Cuteri (Leggi articolo)
Tra i castelli che i Normanni costruirono nell’Italia continentale dopo la conquista delle terre bizantine, quello di Amendolea di Condofuri è certamente il più meridionale.
Il castello, localizzato nel settore nord-occidentale di un lungo ed impervio costone roccioso che si erge nell’area di confluenza tra le fiumare Amendolea e Condofuri, è un tutt’uno con l’altura posta a sud-ovest, occupata dai monumentali ruderi del borgo. Questo, sorto ai piedi della fortificazione in età angioina, è rimasto in uso fino all’alluvione del 1953.[…]
[…]Il castello, per la complessa orografia del luogo, era difficilmente raggiungibile e il carattere difensivo del luogo era esaltato dalla presenza della sottostante fiumara di Amendolea, le cui acque, soprattutto nella brutta stagione, erano particolarmente impetuose.
La sua fondazione è da riferire alla seconda metà dell’XI secolo e anche ad Amendolea, così come documentato per altri castelli calabresi, la torre-mastio o donjon venne costruita fin dall’inizio con possenti murature.
Le strutture murarie più antiche, spesse circa tre metri, si ritrovano nella parte inferiore di un’alta torre di forma quadrangolare costruita direttamente sul banco roccioso. Infatti, a causa di un evento sismico, tali muri furono utilizzati intorno alla metà del XII secolo come base per la costruzione di un nuovo e più elegante donjon, realizzato con una tecnica già impiegata in alcuni edifici di culto greco - normanni di Calabria e Sicilia, basata sull’alternanza di elementi litici locali, mattoni e pietra lavica.
Simile alla più antica torre mastio doveva risultare della torre cappella, il primo luogo di culto costruito nel castello normanno sull’opposto limite dell’altura. La chiesetta, situata al secondo livello, era originariamente formata da un unico ambiente di m. 8,00 x 8,70, con abside centrale orientata e panche laterali in muratura. L’ingresso era localizzato, per esigenze funzionali e nel rispetto della tradizione bizantina, sul lato meridionale.
La torre-cappella palatina e la torre-mastio, unitamente al muro con finestre arciere e ad una piccola cisterna costituiscono l’originario nucleo normanno del castello.
Ad  un periodo di transizione tra la prima e la seconda fase normanna (fine XI- fine XII secolo), deve essere riferita la costruzione in nuovo stile della torre-mastio, della grande cisterna con volta in laterizi, delle mura di recinzione presenti sul versante nord-orientale, di una nuova torre cappella e, probabilmente, della porta di accesso.
La torre-cappella B, costruita alla metà del XII secolo, è articolata su tre livelli. Al piano inferiore è ubicata la piccola cisterna, mentre a quello superiore la cappella palatina, una piccola chiesa a navata unica mono - absidata; il terzo piano prevedeva in origine un solaio.
Nel nuovo edificio di culto la struttura absidale venne costruita con conci e lastre di arenaria mentre per la ghiera dell’arco furono impiegati conci di calcarenite e pietra vulcanica. La bicromia ottenuta con l’alternanza di elementi litici chiari e scuri, frutto di una precisa scelta decorativa, contribuiva non poco all’eleganza dell’ambiente. Queste scelte decorative ed architettoniche, e le raffigurazioni presenti nelle fasi più antiche degli affreschi, dove è stata riconosciuta la figura di un leone, evidenziano gli stretti legami esistenti con ambiti culturali siciliani e lasciano intravedere i saldi rapporti che univano i signori dell’Amendolea alla corte palermitana. Anzi, si può quasi cogliere, nella formulazione architettonica e artistica del castello, il preciso desiderio di questi signori d’Aspromonte di celebrare, a proprio modo, la figura di Ruggero II.
Tra la fine del XII secolo e la metà del successivo venne edificato il palacium castri. Si tratta di una grande aula rettangolare molto allungata e collegata direttamente, tramite una corta scaletta, con la cappella palatina. Tale aula, articolata su tre livelli, è contraddistinta dalla presenza al piano nobile, di una serie di monumentali finestre con arco a tutto sesto e doppia ghiera in cotto. Le finestre del livello inferiore, rivolte invece verso l’interno del castello, sono più piccole e strombate.
Alla seconda metà del XIII-XIV secolo sono riferibili la sopraelevazione di molti ambienti castellani, la sistemazione dell’area di accesso al castello e alcune modifiche di carattere più residenziale apportate alla torre-mastio, quali ad esempio la costruzione di un elegante camino tutt’ora ben visibile.
Tra la fine del XIV e il XVIII secolo sono da registrare nuove modifiche nella torre mastio, con la realizzazione di un nuovo solaio e l’apertura di una porta ad un livello inferiore; l’abbandono di molti altri settori del castello, alcuni dei quali utilizzati come immondezzai; il restauro della grande cisterna, evidenziato dalla costruzione di un muro di rinforzo e dalla graffitura sul nuovo strato di intonaco di uno stemma di “ambito” aragonese; la costruzione del grande recinto settentrionale e del sottostante fossato scavato nella roccia. L’intera area venne abbandonata in seguito al disastroso terremoto del 1783 che provocò il crollo di molti edifici ed una profonda spaccatura degli strati geologici.
[…]nonostante ciò spiccano tra le case i muri perimetrali della chiesa protopapale, che sino al 1965 era ancora agibile e coperta. Malgrado le passate trasformazioni e l’attuale stato di degrado, il borgo conserva ancora, nell’impianto urbanistico, evidenti segni della fase medievale. Sono, infatti, ben visibili ampie porzioni del recinto murario di età angioina, soprattutto nella parte sud-orientale dell’abitato.
La chiesa protopapale dell’Assunta, collocata su di un pianoro che domina la vallata dell’Amendolea, è ricordata per la prima volta nel 1310, anno in cui viene ricordato il versamento delle decime da parte del prete Pietro. […]
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Articolo: Fabio Di Bitonto

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